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IF.gif Vi ho seguito con ansia ed emozione. No, non da ex garibaldina tardiva.
Biondina,capricciosa garibaldina, non sono termini per me.
Bionda lo sono ancora grazie all’abile arte di Michel che copre il mio grigiume, ma il termine biondina più che un colore evoca un’età oramai passata. Come passata è l’età dei capricci, anche se ogni tanto vorrei pestare e puntare i piedi come una ragazzetta. 
Garibaldina, nel senso primario non posso anagraficamente esserlo. Sono figlia della Repubblica io. Non della repubblica romana, di quella del referendum del 2giugno.         
Garibaldina in senso figurato neppure. Non ho mai agito “in maniera temeraria e audace”come precisa il mio Zingarelli alla voce”alla garibaldina”.     
Avevo un bisavolo garibaldino questo sì. Ne parlava spesso mia madre, di questo fantomatico zio Carlo, in realtà fratello di suo nonno, credo, che aveva seguito Giuseppe nelle sue spedizioni, con lui combattuto e che lo aveva pure sovvenzionato ( questi erano gli sponsor dell’epoca),finendo il patrimonio di famiglia,fino al giorno in cui aveva fatto ritorno a casa e scendendo dalla locomotiva alla stazioncina della Maremma aveva pronunciato come de profundis e compendio di un’esistenza un lapidario ”è morto il Generale!”  
Purtroppo in casa non è rimasto neppure un lembo della sua camicia rossa .Sarebbe stato un bel souvenir da incorniciare. Molto più prosaicamente magari qualcuno dei giovani bis-bis bis nipoti avrebbe avuto l’idea di metterlo all’asta su e.bay per rifarci di tutto quello che lo zio Carlo aveva dilapidato. Quest’anno le quotazioni avrebbero potuto essere buone.                
Con tutti i preparativi per il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia son certa che sarebbe stato un successo economico assicurato. Sono però pure certa pure degli anatemi di mia madre che mai avrebbe tollerato una simile eresia, mercanteggiamento per lei sicuramente paragonabile a un peccato di simonia.                                                                                                            Ma ahimè, o per fortuna, nessuna camicia rossa nelle cianfrusaglie della soffitta e comunque, in ogni caso il mio saluto non era indirizzato a queste camice rosse di quartiana o marsaliana memoria.   Questi aggettivi non appaiono nel mio benamato Zingarelli, e se non fosse abbastanza chiaro e immaginabile, specifico che tali termini esistono solo nelle onde che dallo scoglio ligure di Quarto si lasciano trasportare da Zefiro fino a Marsala in Sicilia.  Ciò nonostante ribadisco che non è di queste camicie rosse che intendevo parlare.              
Il mio commiato lo prendo da nuove e giovani camicie rosse e soprattutto viventi e attuali. Camicie rosse, novelle, orientali di cui ho ansiosamente seguito le sorti durante tutto il mese di aprile, man mano che le prime notizie della loro mobilitazione trovavano un’eco nei notiziari. Già in azione dal 12 marzo, protestavano quotidianamente contro il governo chiedendo le dimissioni del primo ministro Abhisit  Vejjajiva e il 6 aprile tornavano a far parlare di sé sfidando il divieto di sfilare nella capitale.
Fino ad ora notiziole, brevi, limitate, rilasciate con una specie di contagocce,in dose quasi omeopatica. Il 7, sarà che viaggiando in auto per diverse ore ho modo di ascoltare ripetute radio news, sono colpita da nuove Mille camice rosse,che data la posizione geografica diventano poi Mille e Una camicia e si gonfiano e dilatano fino a cinquemila che fanno irruzione nel cortile del parlamento. Queste perle d’oriente sono lasciate cadere nelle mie orecchie senza troppe precisazioni tra un notiziario di Radio Trafic sull’autostrada A8 in direzione della frontiera italiana e un bollettino di Isoradio, l’ex onda verde, viaggiare informati, una volta sull’autostrada dei fiori, in altre parole passato il casello di Ventimiglia.
Mi agito, mi preoccupo, vorrei più precisioni, dettagli, sapere come stanno veramente le cose, ma è finita ! di rosso resta solo il sole che tramonta mentre io entro alla fine nel natio borgo selvaggio,che di selvaggio non ha più nulla,di borgo neppure,resta solo il natio,perché è ben qui che sono venuta al mondo. Neanche il tempo di riprendermi che la mia “nypotina”mi trascina fuori per tutte quelle incombenze per le quali mi attendeva con ansia. Terminiamo il pomeriggio e iniziamo pure la serata in tipografia, ricomponendo il cartoncino con il menu, posizionando la foto, ritoccando, cambiando,   scegliendo nuovi caratteri stampa e facendo grandi pause, imposte dal tipografo che da solo quel giorno,in negozio , ci lascia a svariate riprese nel retrobottega mentre lui fa la spola con il bancone dove serve occasionali clienti. In uno di questi intervalli, dopo esserci guardate ripetutamente intorno,occhieggiato scaffali,album,biglietti,bigliettini,carte ascoltando distrattamente musichette,tutt’a un tratto siamo colpite dal caos di un’intervista in diretta. Bangkok, irruzione in parlamento …..fuggi fuggi generale da uscite di sicurezza … ministri evacuati a bordo di elicotteri. Seguono interviste d’italiani presenti nella capitale tailandese. Sembra che non ci sia da preoccuparsi troppo. Segue una giornata di tregua, una nuova manifestazione.   
Cerco di rasserenarmi, rimanere tranquilla, le notizie non sono affatto allarmistiche.  Sabato 10 stacco la spina dalla radio, tv e quant’altro: oggi siamo di festa e fino a lunedì sono disconnessa dal mondo. Brindiamo a questa ragazza meravigliosa e alla sua nuova vita con Alessandro e intanto a Bangkok, scontri violenti tra camicie rosse e forze dell’ordine: quindici morti, saliranno almeno a diciannove,innumerevoli i feriti.                  
Mi ero illusa!
Il ritorno nel mondo, lunedì è traumatico. Addio natio paese! Autostrada dei fiori, A8, vi percorro a ritroso e torno a casa e ogni mattina di questo mese d’aprile per prima cosa scenderò ad accendere il mio computer, ancor prima della macchina del caffè.Cercherò con timore le notizie da Bangkok, tutto quanto parli di camicie rosse: barricate nelle strade di Bangkok, che bloccano centro e luoghi strategici, costringono chiusure di hotel di lusso e di centri commerciali, e i loro capi che sfuggono alla polizia scalando il muro di un albergo. Non oso quasi lasciare lo schermo e alterno il mio lavoro sul computer con incursioni sulla pagina di Free, dove clicco ansiosamente sulle news dal mondo. L’ultimo clic è quello della buona notte. Sono ossessionata, vedo rosso dappertutto, anche la nuvola del vulcano finisce per passare quasi inosservata e quando infine mi accorgo della sua esistenza è rossa anche lei.  Questo benedetto primo ministro non vuole cedere. Ma con un nome così, possibile che non gli venga voglia di prendere il largo?Abhisit ABSIT………… “Absit iniuria verbis”diceva Tito Livio,”Sia lontana l'ostilità dalla (mia) parola”Ora senza scomodare lo storico Romano e senza ostilità nella mia parola,ci basterebbe solo che il primo ministro absit,cioè se ne stesse  lontano. Le barricate si rinforzano, nuovi scontri e nuovi morti, uno poi quattro e 75 feriti tra cui stranieri. Un sms mi annuncia infine l’atterraggio in Malesia. Respiro  profondo di sollievo. Continuo per un certo senso di solidarietà e soprattutto di fedeltà a occhieggiare le notizie da Bangkok, ma lo spirito è molto più disteso, l’animo distaccato.
Sono Di nuovo sull’autostrada, le consuete radio, Ventimiglia, l’autostrada dei fiori. Questa volta non attraverso Genova,devio prima verso nord. Musica, informazioni sul traffico, le solite sull’autostrada del Brennero e sul raccordo anulare di cui non me ne interessa assolutamente nulla, viste le centinaia di chilometri che ci separano. Qualcuno parla di Tailandia, di camicie rosse, presto un orecchio mezzo distratto. Mi riprendo, mi ricompongo e per una forma a metà di superstizione a metà di simpatia,nel significato etimologico greco sun + pasco = soffrire insieme,quanto mai realistico,pur nella diversità delle motivazioni, mi obbligo a un maggiore interesse.
Sono tranquilla oramai. E’ vero che domani la mia adorata nypotina e il suo da diciotto giorni marito, transiteranno per l’ultima volta nell’aeroporto di Bangkok, ma all’aeroporto non ci sono le camicie rosse (o almeno è quanto credo e spero). Posso quasi tirare il sospiro di sollievo finale. Domani (mi dispiace per loro) il viaggio di nozze arriva a conclusione, ma anche la mia ansia potrà mettersi a riposo. A debita distanza da Bangkok ...in realtà ci sarebbe ancora,il decollo,il volo,l’atterraggio … la Nube …
Addio camicie rosse. Addio! Le nostre strade si separano. Era tempo oramai che ognuno riprendesse i suoi sentieri. Sono previste le nuove elezioni per novembre, ma non siete ancora soddisfatte, esigete lo scioglimento del parlamento e non ritenete che spetti a Abhisit  la decisione di proporre la data per un nuovo scrutinio,ma siete disposte ad accettare di partecipare a un processo di riconciliazione.  
Buona idea! Riconciliamoci tutti! Non sono proprio certa che Abhisit e le sue camicie rosse si riconcilieranno! Io però da parte mia mi riconcilio con le mie camicie rosse, con il bisavolo Garibaldino che aveva fatto fuori il patrimonio di famiglia, e che aveva seguito il suo Generale con l’entusiasmo e la generosità di chi metteva in prima linea tutto quello che possedeva, vita compresa (la sua)per un ideale.5 maggio 2010, centocinquantesimo anniversario di quella lontana spedizione, addio camicia rossa del prozio Carlo, anzi mi correggo a te spetta un arrivederci. Mi dispiace non averti tra i miei cimeli, ma se trovo del panno di lana, rosso, me ne faccio fare una dalla sarta,poi la lascio fuori al sole e alle intemperie e quando il mio falso storico sarà pronto la indosserò per sfilare alle prossime celebrazioni.

W il re

W la repubblica

W la ……,biondina garibaldina ………………..trullalà

5 maggio 2010


Date de création : 31/08/2011 @ 11:47
Dernière modification : 02/02/2014 @ 18:49
Catégorie : Rubriques - Diario
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