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E’ in una tiepida serata di giugno che si aprono i cancelli del Consolato d’Italia a Marsiglia per accogliere gli invitati e festeggiare insieme il compleanno di questa non giovanissima Repubblica.
Sessantadue anni! Per una repubblica non sono neppur tanti, e poi oggi, con tutte le cure estetiche esistenti, se lei ci tenesse, potrebbe anche migliorare l’aspetto. Probabilmente però non conosce né una buona estetista, né un buon chirurgo plastico né soprattutto un buon nutrizionista che le abbia insegnato sane regole d’igiene e di vita.
Stasera però è il suo anniversario, e cercando di ignorare le sue rughe e la cellulite, pensiamo a festeggiarla con allegria, buon umore e leggerezza.
Stasera ho deciso: io porto la leggerezza.
Il clima è sicuramente il primo a farle un bel regalo.
Fino ad oggi incerto, inaffidabile e soprattutto non adeguato agli standard locali e di stagione, questa sera, con l’abilità di un prestigiatore, ha tirato fuori dal suo cappello a cilindro tutti gli ingredienti necessari per una serata dolce, tiepida e profumata.
Regalo migliore non poteva farglielo giacché i festeggiamenti dopo un primo momento oratorio all’interno, proseguono all’aria aperta nel cortile del consolato.
E’ proprio dal cortile in cui troneggiano bianchi tendoni che si ha l’accesso alla sala Amerigo Vespucci, luogo in cui hanno inizio le celebrazioni.
Vespucci! Ah che nome evocatore, carico di significati e reminiscenze lontane: viaggi, scoperte, avventure, ma per me soprattutto il ricordo della nave scuola della Marina Militare che deve il suo nome al celebre navigatore.
Saranno i tendoni bianchi che associati al nome Amerigo Vespucci stampato sul cartoncino d’invito, che premurose hostess mi hanno reclamato all’entrata,mi hanno fatto balzare il cuore in petto,creandomi miraggi di vele e di mare aperto.
La sala cui si accede alla fine di un largo corridoio è stipata come la stiva di una nave, l’accesso è impossibile ma data la ressa e il caldo non me ne dolgo. Rimango nel corridoio e la mia mente vaga. Dalla sala echeggiano le note di Fratelli d’Italia. Peccato sia nella sua versione “marcetta”, l’inno lo preferisco di gran lunga nell’opzione tenorile di Mario del Monaco ,un tantino ottocentesca e risorgimentale, carica di quei valori di Unità ,ma sicuramente più regale. Segue una Marsigliese terribilmente affascinante nel suo sanguinario furore.
Italia - Francia?  France -Italie?
Pacifichiamoci con Beethoven e la sua Sinfonia N°9 da cui zampillano le note dell’Europeo Inno alla gioia.
Il mio pensiero con il sottofondo musicale si perde sguazzando in quegli anfratti di Mare Nostrum che conosco fin dall’infanzia.
Rivedo Livorno, l’Accademia Navale, il suo enorme orologio che tante volte la sera mi ha tratto in inganno illudendomi fosse una luna piena ed ecco il Vespucci che mollati gli ormeggi si accinge a partire.
Era tradizione accompagnarlo in questo primissimo inizio di crociera. Noi con le nostre vele spiegate, bordeggiavamo facendogli compagnia Eravamo una piccola flotta d’imbarcazioni dello Yachting Club di Livorno con i motori rigorosamente spenti per l’occasione.
Sarebbe stato indecoroso per dei velisti servirsi del vile motore mentre scortavamo l’Ammiraglia che si accingeva a lasciare Livorno per la crociera di addestramento dei cadetti dell’Accademia.
I futuri giovani ufficiali sul ponte nelle loro candide divise estive, un po’ per la lontananza, un po’ per la fantasia apparivano tutti alti ,belli e abbronzati
Anche questo 2giugno sono presenti delle divise bianche che non mi fanno più lo stesso effetto, vuoi per la distanza ravvicinata, vuoi perché rivestono non più cadetti ma attempati ufficiali un po’ palliducci che conversano affabilmente con una signora che mi dicono sia la moglie del Console. Non la conosco e prendo per buona l’informazione. Il Console invece lo riconosco per averlo incontrato in occasione della presentazione del libro “France-Italie, coups de tête ,coups de cœur”. Da buon maestro di cerimonie s’intrattiene con gli invitati, passando da un gruppo all’altro, ora davanti al buffet con una enorme forma di parmigiano, ora in posa con degli ospiti per una foto ricordo della serata.
Stranamente a mio agio in un ambiente un po’ “protocolloso” mi aggiro serafica in mezzo a decine di facce sconosciute. Afferro brandelli di conversazione che non ritaglio con le mie forbici d’argento. E’ un gioco che mi ha insegnato il narratore dell’Angelo nero, ma come tutti i giochi ha delle regole e per essere praticato non dovrei vedere in volto i proprietari delle frasi. Impossibile in un ambiente così circoscritto. Mi limiterò a ripartire con sensazioni e non con frasi con cui giocare e costruire storie. Dispenso sorrisi a una signora, sola e impalata che guarda davanti a sé con un’espressione semiarcigna. Mi guarda, non mi riconosce ovviamente, e come potrebbe visto che non ci conosciamo,ma mi sorride,grata di un’attenzione nei suoi confronti. Continuo a vagare e mi sento leggera, quasi incorporea. Il corpo comunque non mi ha abbandonata, né io lui; prova ne è che dopo una scaglia di parmigiano afferro una pizzetta poi una sfoglia salata. Il buffet non è male, anzi oggettivamente più che decoroso,ma soggettivamente mi lascia indifferente. Mi rifaccio con un bicchiere di bianco, cui fa compagnia un secondo senza preoccuparmi per il rientro: non sono io che guido posso dunque deliziarmi il palato a volontà  senza l’assillo del tasso alcoolico.
Scovo sotto le fronde di un albero un nutrito gruppo d’insegnanti presenti e passati della “Fac de Lettres”. Mi fa piacere incontrarli di nuovo, ma, tra tutti, chi saluto con enorme piacere è la mia ex prof di grammatica e filologia: una “petite dame”dallo sguardo luminoso e vivace, dotata di un eccezionale senso dell’humour,che ho molto apprezzato sia a livello professionale che umano.
Mi avvicino a un nuovo tendone, in cui oramai non raffiguro più vele spiegate, attratta questa volta dalla folla che prende d’assedio il bancone; ma i ravioli non mi tentano, ritrovo in compenso Lucia,una conoscenza di viaggio. Stipate in un treno sovraccarico, semisommerse da bagagli nostri e alieni abbiamo riconosciuto il nostro accento comune e iniziato una conversazione che ci ha permesso di non vedere passare né il tempo né le stazioni, tranne quella di Nizza dove abbiamo cambiato treno e ci siamo salutate,per ritrovarci cinque minuti più tardi di nuovo sedute accanto in un nuovo scompartimento dove ci aspettavano le nostre reciproche prenotazioni. Marsiglia –Milano, in altre parole sette ore di viaggio, trascorse in un soffio grazie alla nostra loquacità e svariati argomenti di comune interesse.
Ritrovo altre facce note, un vecchio studente, allievo della mia collega e amica Daniela, il padre di un mio allievo,felice di ritrovarmi che mi parla e mi racconta……… Altri saluti,altri volti conosciuti.
Ma dove sarà mai finita Daniela?
Pensato, detto e fatto : ritrovo la mia amica, mia autista della serata, nonché mia ospite,nel senso che è lei che ha condiviso il suo invito in consolato con me. Mi ha eletta accompagnatrice per questa  serata che io ho allegramente accettato di condividere con lei.
Sono quasi le ventidue,l’aria è rimasta tiepida; incredibile: è la prima bella serata quasi estiva della stagione. Non ho neppure bisogno del golfino che ho poggiato per comodità sulle spalle, così ho le mani libere per acchiappare al volo un mini dessert dal vassoio del cameriere che mi passa accanto. Ha la buona idea di fermarsi, così posso servire anche Daniela che pochi minuti prima aveva lasciato lo stand dei dolci, delusa di non trovarvi quello che desiderava. Ho ancora una mano libera e seguendo il consiglio del professor Ulysse che mi raccomanda lo spumante che già da un po’ hanno iniziato a servire,la utilizzo  per sorreggere una coppa che sorseggio mentre il professore conversa amabilmente con noi. Buon compleanno Repubblica,cento di questi giorni,mi verrebbe voglia di aggiungere, non so se sia così di buon auspicio e mi vien da sorridere pensando che era stato l’augurio di mia sorella,tantissimi anni fa nel giorno del mio compleanno e di un quattro in matematica… meglio soprassedere.
La serata volge al termine. Il cortile si sta svuotando; è ora di ripartire . Commiati finali e via in direzione dell’auto parcheggiata poco lontano.
Varchiamo il cancello e mi vien fatto di voltarmi per un ultimo sguardo su questo lembo di Italia che stasera ha fatto del suo meglio, me compresa con la mia leggerezza,per festeggiare questo 2 giugno,data che purtroppo lascia perplessi e dubbiosi tanti compatrioti. “Ma che festa è?” Me lo sono sentita chiedere da tante anche insospettabili persone.
E’ l’anniversario della nascita della Repubblica, venuta alla luce l’oramai lontano 2giugno 1946, già, la Repubblica del popolo italiano.
Canticchio sottovoce l’inno ….”Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo perché siam divisi….” 
Come avevi ragione Goffredo caro,il problema però è che quasi  centocinquanta anni dopo siamo sempre allo stesso punto “non siam popolo”…
E non andiamo oltre con “Raccolgaci un’unica Bandiera,una speme”…pura fantascienza. Chi cerca di radunarsi sotto questo drappo.
non siamo certo noi che “United we stand”.
Ma non disperiamo tra poco inizia L’Euro di Calcio e se resistiamo, e comunque il primo turno almeno ci spetta di diritto, potremo allora rispolverare inno e bandiera che avevamo riposto il 9 luglio2006.


Date de création : 31/08/2011 @ 11:46
Dernière modification : 02/02/2014 @ 18:48
Catégorie : Rubriques - Diario
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