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Caro Antonio,
Sei andato dall’altra parte, verso il tuo rovescio dove il tempo non ha più peso né sostanza. Non sono mai riuscita a dirtelo prima ma ora è necessario che tu sappia. Bisogna che tu sappia quante faville hai acceso, quante fantasticherie mi hai fatto vivere, quanti sogni allucinati ho 220px-Antonio_Tabucchi.jpgattraversato grazie a te, quante Voci m’hai fatto sentire. Tutto è iniziato nella calura di un mese di luglio, in una sala oscura. Un Rouxinol in cerca di un Nightingale m’ha preso la mano attraversando lo schermo del Renoir. Un sortilegio indiano che non mi ha più lasciata. Dal cinema sono uscita diversa, trasformata con le note di Schubert che mi suonavano nella testa, e dalla pellicola chiaroscura sono passata alle poche pagine del tuo romanzo notturno che mi ha fatto penetrare nella tua luce, nella tua penombra, nella tua quête. Dopo il grande scoiattolo ligure, è con te che mi sono iniziata alla vera lettura, quella profonda, quella che ti spinge aldilà di quello che sai, che sei. Un gioco, degli equivoci, un requiem portoghese e soprattutto tanti angeli, neri per lo più ma così ammalianti. Bisogna che tu sappia che ti ho talmente amato che ho voluto che altri sollevassero il coperchio del tuo cassetto per potergli parlare di te, della magia contagiosa delle tue parole ; e mi hai accompagnata nelle aule un po’ tetre della Fac, e ti ho presentato ai miei cari studenti, prima fra tutti la Grande Tosca che dopo aver aggrottato le sopracciglia di fronte all’armatura immacolata dell’Inesistente, s’è lasciata sedurre dalle tue sirene pisane e paesane e ti ha scritto, anche se non l’hai mai ricevuta, una lettera speciale. E poi e poi… l’Istituzione ti ha accolto ma, nel mio intimo lo sapevo che tu eri mio, tutto mio, un sogno mio, fantastico. Quando ti leggo sono altrove, né qui né adesso, una certa tensione aleggia, una sospensione si crea e ci sei te, il tuo universo barocco e ripetitivo, i tuoi ritornelli che fanno ballare e barcollare la mente, l’incompiuto che hai elevato al rango di assoluto, les morceaux choisis che foggiano l’esistenza, i pomeriggi fauneschi, i fanciulli stregati, le madri assenti, il Male che rode, il tempo, questo maledetto tempo che come l’herpes è una malattia latente, il rimorso rimosso che ci strugge, la colpevolezza allo stato grezzo, il sogno che invade la realtà e la deforma, ecco le strade che hai percorso e sulle quali siamo stati in tanti a seguirti, ciascuno a modo suo, à chacun sa vérité se vi pare. Caro Antonio, lo sai che certe cose tue non mi sono piaciute e meno male se no, che razza d’amore sarebbe il mio ? Un amore cieco e stupidamente fedele, un amore cagnolino. No, per carità, pas de ça entre nous, Monsieur Ihccubat.
Sei ora la figura del fondo, sei Anywhere out of the world, sei entrato in un altro sogno e io sono triste, mi sento sola dopo più di vent’anni passati con te ma chi sa ? forse un giorno sentirò un’ala sfiorarmi la spalla, un fruscio delicato di piume dorate, uno strano volatile con baffetti, occhi vispi circondati da fini occhiali e orecchie a forma di punto interrogativo mi sussurrerà parole segrete nell’orecchio e un lieve sorriso mi nascerà sulle labbra.
Ciao Antonio, ora sai perché Tadeus ti ha chiamato fin lì, non poteva essere che lui a darti un simile appuntamento.
Judith Trebo

Date de création : 27/03/2012 @ 12:27
Dernière modification : 30/09/2013 @ 18:42
Catégorie : Rubriques - Nos amis écrivent pour vous...
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